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martedì 28 gennaio 2020
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Il succiacapre

Una scheda a cura dell'ornitologo Marco Mastrorilli. Ascolta l'audio con il "churring".

IL SUCCIACAPRE
Incontro ravvicinato con il fantasma del Nure

di Marco Mastrorilli (Noctua)
Il torrente Nure nel suo tratto planiziale tra Ponte dell’Olio e Podenzano assume caratteri ambientali che costituiscono lo “scenario” perfetto per accogliere un vero protagonista di questo ecosistema ripariale, un animale che possiamo chiamare “il fantasma del fiume”: il succiacapre.
Ogni qualvolta si sente pronunciare il nome di questo uccello le reazioni si mescolano tra ilarità, divertimento e curiosità. Ma per svelare l’origine di un nome così curioso dobbiamo fare enormi balzi nel passato scoprendo che il comportamento del succiacapre incuriosiva anche le popolazioni antiche.
Claudio Eliano (Roma, II-III sec. D.C.), una sorta di popolar-divulgatore naturalista dell’epoca, scriveva: “ [...] disprezza i piccoli uccelli e assale con grande violenza le capre, precipitandosi in volo sulle loro mammelle e, senza temere la punizione da parte del pastore, ne succhia il latte, [...]”.
Anche Plinio il vecchio lo descrive, nella sua celebrata Historia naturalis, con espressioni ancor più ardite: “ [...] Ugualmente varia è l’indole degli uccelli, soprattutto in relazione al cibo. Sono chiamati succiacapre uccelli dall’aspetto di un merlo abbastanza grande, predatori notturni; durante il giorno sono privi di vista. Entrano nottetempo negli ovili dei pastori e volando si attaccano alle mammelle delle capre per succhiarne il latte. Dopo questa violenza la mammella si secca e le capre, che sono state munte in questo modo, diventano cieche. [...]”
Da questi antichi scritti, legati a tradizioni millenarie si scova la genesi del nome davvero singolare di questo uccello crepuscolare che oggi è ormai abbastanza raro e quindi riesce a dare un valore aggiunto ad un territorio. Oggi, ai fini della conservazione, il succiacapre è ritenuto una specie d’interesse comunitario, poiché in svariate regioni europee si assiste alla contrazione degli ecosistemi ottimali e ad un generale declino manifestatosi in Europa occidentale a partire dal 1900.
A livello tassonomico il succiacapre il cui nome scientifico è Caprimulgus europeaus è incluso tra i Caprimulgiformi, un ordine particolare che annovera ben 89 specie distribuite in vari continenti. Il succiacapre è uno degli uccelli più strani e particolari del piacentino ma riconoscerlo non è difficile. I suoi comportamenti e il canto sono peculiari e agevolano il riconoscimento, anche in condizioni di osservazione difficile. Le dimensioni sono affini a quelle di un merlo Turdus merula con peso che oscilla tra i 45 ed i 95 grammi ma la postura su posatoio ed il volo sono inconfondibili: quando è posato il Succiacapre, che ha zampe corte, resta "accovacciato" sul terreno con un baricentro centrale, che permette una facile identificazione anche di un individuo posato in ombra o al crepuscolo.
Se poi l’osservazione del succiacapre avviene in movimento, il riconoscimento è facilitato poiché questa specie esibisce un volo sfarfallante davvero inimitabile. La silhouette in volo ricorda le traiettorie di un cuculo, ma la frenesia, il ritmo e l’irregolarità delle esibizioni, dettate dalle esigenze trofiche, lo rendono veramente inconfondibile ed evocano l’immagine del fantasma per le sue apparizioni improvvise e il suo volo misterioso. Il piumaggio è affine ad altre specie molto criptiche come l’assiolo o il torcicollo, ma le sue abitudini lo portano a vivere in prevalenza adagiato sul terreno, e il mimetismo è pertanto un perfetto adattamento agli ambienti frequentati.
Sul Nure vederlo di giorno è davvero difficile ma alla sera il suo canto è davvero frequente. I succiacapre nel mondo, assumono infatti tonalità rossastre, grigiastre, giallo- brunastre a seconda dell’habitat frequentato, sia esso un deserto, una gariga, una foresta equatoriale o gli incolti del torrente Nure. Il succiacapre europeo evidenzia tuttavia in volo un dimorfismo sessuale eclatante: i maschi denotano su alcune remiganti e sulle timoniere più esterne alcune vistose bande bianche.
Il succiacapre è un uccello insettivoro che, come visto, si alimenta in volo catturando insetti come fanno i Chirotteri; ma la sua dieta è varia e gli insetti possono essere prelevati anche sul terreno, sulle rocce e persino sui tronchi, specie quando la cura dei nidiacei lo induce a cercare prede più grandi. Gli studi sul sistema trofico di questa specie non sono semplici ma sono state rilevate predazioni di Ortotteri, Coleotteri, Lepidotteri, Ditteri, Imenotteri e talvolta sconfina predando persino Aracnidi. La sua specializzazione trofica ne fanno un uccello migratore e un nidificante in Italia e in Val Nure tanto da poterlo osservare solo da fine aprile a metà settembre.
Al crepuscolo, gli incolti del torrente Nure lasciano spazio alle acrobazie aeree e alle vocalizzazioni dei succiacapre che emettono dei trilli ripetuti davvero particolari. Si tratta del “Churring”, termine con cui gli inglesi hanno etichettato quello che a detta di molti è il canto più strano tra tutti gli uccelli europei!

Identikit acustico del fantasma del Nure!
Il canto del maschio durante la stagione riproduttiva è caratterizzato da “estenuanti” monologhi costituiti da questi prolungati trilli che terminano con un suggestivo quanto caratteristico “schiocco” prodotto da un forte battito d’ali che è stato denominato dagli ornitologi semplicemente “l’applauso”!

Il succiacapre è certamente una delle presenze più importanti della Val Nure, una colonizzazione spontanea favorita dall’abbondanza di insetti che popolano gli argini del torrente da aprile a settembre. Un motivo in più per fare birdwatching su questo torrente ancora poco noto.

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