Il succiacapre

Una scheda a cura dell'ornitologo Marco Mastrorilli. Ascolta l'audio con il "churring".

Succiacapre Primo Piano Succiacapre - Foto di Claudio Crespi Succiacapre posato - Foto di Claudio Crespi Succiacapre Pulcino - Foto di Marco Mastrorilli Mimetismo Succiacapre - Foto di Marco Mastrorilli Apertura alare Succiacapre Remiganti e Timoniere di Succiacapre
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IL SUCCIACAPRE
Incontro ravvicinato con il fantasma del Nure

di Marco Mastrorilli (Noctua)
Il torrente Nure nel suo tratto planiziale tra Ponte dell’Olio e Podenzano assume caratteri ambientali che costituiscono lo “scenario” perfetto per accogliere un vero protagonista di questo ecosistema ripariale, un animale che possiamo chiamare “il fantasma del fiume”: il succiacapre.
Ogni qualvolta si sente pronunciare il nome di questo uccello le reazioni si mescolano tra ilarità, divertimento e curiosità. Ma per svelare l’origine di un nome così curioso dobbiamo fare enormi balzi nel passato scoprendo che il comportamento del succiacapre incuriosiva anche le popolazioni antiche.
Claudio Eliano (Roma, II-III sec. D.C.), una sorta di popolar-divulgatore naturalista dell’epoca, scriveva: “ [...] disprezza i piccoli uccelli e assale con grande violenza le capre, precipitandosi in volo sulle loro mammelle e, senza temere la punizione da parte del pastore, ne succhia il latte, [...]”.
Anche Plinio il vecchio lo descrive, nella sua celebrata Historia naturalis, con espressioni ancor più ardite: “ [...] Ugualmente varia è l’indole degli uccelli, soprattutto in relazione al cibo. Sono chiamati succiacapre uccelli dall’aspetto di un merlo abbastanza grande, predatori notturni; durante il giorno sono privi di vista. Entrano nottetempo negli ovili dei pastori e volando si attaccano alle mammelle delle capre per succhiarne il latte. Dopo questa violenza la mammella si secca e le capre, che sono state munte in questo modo, diventano cieche. [...]”
Da questi antichi scritti, legati a tradizioni millenarie si scova la genesi del nome davvero singolare di questo uccello crepuscolare che oggi è ormai abbastanza raro e quindi riesce a dare un valore aggiunto ad un territorio. Oggi, ai fini della conservazione, il succiacapre è ritenuto una specie d’interesse comunitario, poiché in svariate regioni europee si assiste alla contrazione degli ecosistemi ottimali e ad un generale declino manifestatosi in Europa occidentale a partire dal 1900.
A livello tassonomico il succiacapre il cui nome scientifico è Caprimulgus europeaus è incluso tra i Caprimulgiformi, un ordine particolare che annovera ben 89 specie distribuite in vari continenti. Il succiacapre è uno degli uccelli più strani e particolari del piacentino ma riconoscerlo non è difficile. I suoi comportamenti e il canto sono peculiari e agevolano il riconoscimento, anche in condizioni di osservazione difficile. Le dimensioni sono affini a quelle di un merlo Turdus merula con peso che oscilla tra i 45 ed i 95 grammi ma la postura su posatoio ed il volo sono inconfondibili: quando è posato il Succiacapre, che ha zampe corte, resta "accovacciato" sul terreno con un baricentro centrale, che permette una facile identificazione anche di un individuo posato in ombra o al crepuscolo.
Se poi l’osservazione del succiacapre avviene in movimento, il riconoscimento è facilitato poiché questa specie esibisce un volo sfarfallante davvero inimitabile. La silhouette in volo ricorda le traiettorie di un cuculo, ma la frenesia, il ritmo e l’irregolarità delle esibizioni, dettate dalle esigenze trofiche, lo rendono veramente inconfondibile ed evocano l’immagine del fantasma per le sue apparizioni improvvise e il suo volo misterioso. Il piumaggio è affine ad altre specie molto criptiche come l’assiolo o il torcicollo, ma le sue abitudini lo portano a vivere in prevalenza adagiato sul terreno, e il mimetismo è pertanto un perfetto adattamento agli ambienti frequentati.
Sul Nure vederlo di giorno è davvero difficile ma alla sera il suo canto è davvero frequente. I succiacapre nel mondo, assumono infatti tonalità rossastre, grigiastre, giallo- brunastre a seconda dell’habitat frequentato, sia esso un deserto, una gariga, una foresta equatoriale o gli incolti del torrente Nure. Il succiacapre europeo evidenzia tuttavia in volo un dimorfismo sessuale eclatante: i maschi denotano su alcune remiganti e sulle timoniere più esterne alcune vistose bande bianche.
Il succiacapre è un uccello insettivoro che, come visto, si alimenta in volo catturando insetti come fanno i Chirotteri; ma la sua dieta è varia e gli insetti possono essere prelevati anche sul terreno, sulle rocce e persino sui tronchi, specie quando la cura dei nidiacei lo induce a cercare prede più grandi. Gli studi sul sistema trofico di questa specie non sono semplici ma sono state rilevate predazioni di Ortotteri, Coleotteri, Lepidotteri, Ditteri, Imenotteri e talvolta sconfina predando persino Aracnidi. La sua specializzazione trofica ne fanno un uccello migratore e un nidificante in Italia e in Val Nure tanto da poterlo osservare solo da fine aprile a metà settembre.
Al crepuscolo, gli incolti del torrente Nure lasciano spazio alle acrobazie aeree e alle vocalizzazioni dei succiacapre che emettono dei trilli ripetuti davvero particolari. Si tratta del “Churring”, termine con cui gli inglesi hanno etichettato quello che a detta di molti è il canto più strano tra tutti gli uccelli europei!

Identikit acustico del fantasma del Nure!
Il canto del maschio durante la stagione riproduttiva è caratterizzato da “estenuanti” monologhi costituiti da questi prolungati trilli che terminano con un suggestivo quanto caratteristico “schiocco” prodotto da un forte battito d’ali che è stato denominato dagli ornitologi semplicemente “l’applauso”!

Il succiacapre è certamente una delle presenze più importanti della Val Nure, una colonizzazione spontanea favorita dall’abbondanza di insetti che popolano gli argini del torrente da aprile a settembre. Un motivo in più per fare birdwatching su questo torrente ancora poco noto.

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